Gratteri

Felicemente adagiato a forma di anfiteatro sugli avamposti delle Madonie a m. 680 S.l.m., Gratteri è paese di antica origine.

L'Edrisi e anche l'Amari che lasciarono cenni sulle rocche e sui castelli della Sicilia all'epoca musulmana compresero tra questi anche Qratiris.
L'attuale toponomastica del territorio attesta la dominazione araba, ma vi sono testimonianze sicure di anteriori insediamenti di epoca romana e bizantina.
Più indietro nel tempo Stefano da Bisanzio parla di una città del sec. V a.c.: di nome "Aterium", ma non è accertato se il sito dell'odierna Gratteri coincida con quello di tale antichissimo insediamento urbano.

E' comunque certo che la terra di Gratteri ha avuto insediamenti umani fin dalla preistoria: lo testimonia un "ripostiglio" di oggetti di rame datato tra la tarda età del bronzo e l'età del ferro, rinvenuto nel territorio e custodito al Museo Nazionale di Palermo.
Notizie del periodo normanno ci sono pervenute da documenti in lingua greca e latina. In tale periodo e precisamente negli anni 1140 - 1142 dal Duca Ruggero, figlio primogenito del Re Ruggero, fu fondato il Priorato di San Giorgio dei monaci Premostratensi che poi verso l'anno 1200 divenne Abbazia.
Oggi rimangono consistenti ruderi della Chiesa, notevoli dal punto di vista artistico - architettonico recentemente restaurati e siti a sud - ovest di Gratteri in una cornice agreste del tutto incontaminata.

Il Re Ruggero, tolta la Sicilia ai Saraceni, assegnò la terra di Gratteri per la parte spirituale al vescovo di Troina e per la parte feudale ne investì un certo Guglielmo normanno. Nel 1250 per testamento dell'imperatore Federico II di Svevia la terra di Gratteri fu data in feudo alla Chiesa di Palermo, poi durante in regno di Manfredi e l'epoca del vespro, Gratteri passò ai Ventimiglia di Geraci.
Successivamente il ramo cadetto dei Ventimiglia possedette Gratteri con il titolo di Baronia fino al 1812.

L'etimo "Gratteri" rimane tuttora incerto e dubbio nonostante le diverse ipotesi avanzate dai vari autori e lo stesso toponimo ha varianti diverse nei documenti pervenutici.

Oltre l'Abbazia di San Giorgio, sopra ricordata, diverse altre fondazioni religiose furono presenti nel territorio: la Chiesa del "megalo martire Icono" (testimoniata da documenti del sec.XII), la Chiesa di "Sancta Maria in castro Gratteri" (anch'essa testimoniata da documenti pontifici del sec. XII), il monastero di sant'Anastasia (oggi ricadente nel territorio di Castelbuono), la Chiesa di Sant'Eufemia (nel territorio che oggi appartiene al comune di Lascari), la Chiesa di "Santa Maria di Gesù fuori le mura" del sec. XII (oggi ai margini del centro abitato di Gratteri).
In quest'ultima chiesa come pure nella Chiesa "Matrice vecchia" (che nel sec. XIV venne costruita all'interno del castello per surrogare probabilmente la ormai vetusta e insufficiente "Sancta Maria in castro"), si conservano a tutt'oggi le tombe di alcuni membri del casato dei Ventimiglia.

Nelle alterne vicende socio - economico e storico - politiche, almeno dal tempo Normanno in poi, Gratteri è stato sempre un piccolo centro; La maggiore espansione demografica pare si sia registrata sul finire del sec. XIX e agli inizi del XX sec. in questi anni riuscì ad avere una popolazione di 4.000 e più abitanti.
Successivamente l'emigrazione che ha raggiunto punte di triste primato relativamente non solo alla zona delle Madonie ma in assoluto per tutta l'isola, ha progressivamente spopolato Gratteri al punto che oggi conta poco più di 1.000 abitanti.

Ai modesti materiali architettonici che caratterizzano il paese, si contrappone un pregevole assetto urbanistico complessivo soprattutto nel nucleo medioevale che si fa ammirare per la complessa trama viaria, felicemente aderente al sito roccioso, e per alcuni dettagli architettonici e decorativi di fattura artigianale. Anche le stesse emergenze architettoniche, quali le chiese, i campanili, la torre dell'orologio hanno carattere dimesso e semplice e sono di opere di maestranze locali.

Dotazione di Gratteri, veramente invidiabile, è la fascinosa varietà morfologica e naturalistica del suo territorio: nude rocce fantasiosamente modellate dal multimillenario lavoro degli agenti atmosferici (i rilievi che fanno corona al centro abitato presentano una certa assonanza morfologica e suggestiva con le ben più rinomate cime dolomitiche), grotte, cavità naturali, doline, vegetazione varia che va dai muschi alle erbe aromatiche, agli arbusti, alla macchia mediterranea, al bosco.
Si aggiungano a tutto ciò splendidi panorami sul mare e sulla costa che acquistano toni di vera sublimità nei giorni più limpidi della primavera e dell'autunno, e incantevoli tramonti che nel corso dell'anno si offrono in tutta la gamma della loro varietà: aspetti ecologici che tipicizzano Gratteri e il suo territorio come una vera "terrazza sul Tirreno", come oasi di vivificante coinvolgimento contemplativo che consente di godere come racchiusi in un microcosmo unico nel suo genere fuggenti estasi di vertiginosa bellezza e sacrale stupore.


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